JUDO PER TUTTI

 

Nulla, sotto il cielo, è più importante dell’educazione: l’insegnamento di un solo uomo di valore può raggiungere una moltitudine, e il sapere di una generazione può influenzarne cento altre” -  Jigoro Kano

 

 

 

 

Il Ju-do, la Via(DO) dell’adattabilità(JU) alle circostanze della vita, di Jigoro Kano consiste nel realizzare se stessi (premessa necessaria) per potersi dedicare senza riserve alla realizzazione di un ideale che si riversi nella socialità. “La Via ha un inizio unico e consiste nell’arrivare a disporre della propria potenzialità; raggiunto questo risultato si presentano infinite direzioni tra le quali si sceglie quella che valorizza la singola personalità”.

(cit. Barioli Cesare ; Kano Jigoro Educatore).

 

 

I principi fondamentali del Judo sono:“Ji-Ta-Kyo-Ei” “Amicizia e mutua prosperità” (tutti insieme per progredire)  e “Seiryoku-Zen-yo”  “Miglior impiego dell’energia”

 

Con il termine integrazione si intendono l’insieme dei processi sociali e culturali che rendono l’individuo parte di una società. Una modalità attraverso cui si promuove la preziosa concettualizzazione dell’integrazione è quella mediante la pratica sportiva.  Lo sport, e prima ancora l’attività ludica, coinvolgono il gruppo in maniera naturale e senza pregiudizi, stimolando la crescita dell’organizzazione e del singolo individuo. Lo sport, quindi, può essere un veicolo di socializzazione e di graduale acquisizione di una buona consapevolezza di sé e dell’altro. All’interno della pratica sportiva, inoltre, vi sono regole che orientano e strutturano l’individuo all’interno del contesto specifico fornendo costanza, chiarezza e continuità dell’intervento, oltre che stabili riferimenti nel setting sportivo.

 

PERCHÉ JUDO?

La persona con disabilità non sempre sviluppa a pieno la consapevolezza di sé, del rapporto con l’altro e del contatto sia emotivo che fisico che si costituisce nell’incontro con un’altra persona.

Il Judo è un’attività del corpo, ricca e articolata, con una forte valenza psicomotoria e sociale, che nasce all’interno di un pensiero e di una filosofia che ne favoriscono l’aspetto educativo.

Nel Judo il corpo viene utilizzato e conosciuto, la persona apprende quali sono le proprie capacità, i propri punti di forza e di debolezza, impara a stare in contatto con l’altro.

Il Judo migliora lo sviluppo e la coordinazione muscolare, aumenta la resistenza e giova alla funzione dell’equilibrio.

Il Judo, inoltre, è una pratica sportiva basata proprio sul contatto fisico fra due atleti, viene pertanto a favorire quella ricerca di contatto così frequentemente espressa e ricercata da molti disabili intellettivi come vicariante delle difficoltà di relazione e comunicazione con l’altro.

Il Judo è una disciplina inserita in un contenitore solido che favorisce un apprendimento del corpo e della mente; una disciplina attraverso la quale si impara il piacere del proprio agire, del controllo di azioni e la consapevolezza di sé.

Nel Judo, il gruppo rappresenta un valore aggiunto. Ci si adatta al ritmo del singolo, ai tempi, alle sue peculiarità senza perdere di vista il ruolo del Maestro come punto di riferimento costante. E’ per questo motivo che parliamo di inclusione sociale e di adattabilità: tutti posso partecipare in maniera attiva partendo da un contesto in cui non ci sono barriere ma ritmi che si modulano.

 

JUDO ADATTATO

La prima esperienza si ha nel 1960 a L’Aia, in Olanda, dove il Maestro Loek Van Hal insegna ad un piccolo gruppo di ragazzini con disabilità un Judo che si possa uniformare alle loro capacità.

Nel 1966, in Francia, a Grenoble, il Maestro Claude Combe, inizia al Judo le prime quattro persone con sindrome di Down e altri disturbi associati e nel 1968 ottiene un riconoscimento internazionale al lavoro svolto da medici e specialisti della disabilità.

Nel 1980 il Maestro Combe, medico e tecnico francese, approda in Lombardia, invitato per un corso insieme ad otto ragazzi disabili ed è proprio da questo contatto che prendono avvio anche in Italia corsi di Judo per ragazzi disabili.

Dopo più di trent’anni, sono oramai attivi su tutto il territorio nazionale corsi di Judo aperti a persone con disabilità.

La federazione stessa (FIJLKAM), riconoscendo il valore e l’importanza di tale attività, ha al suo interno una commissione dedicata che si occupa di formazione e aggiornamento dei tecnici con l’obbiettivo di essere sempre tecnicamente e didatticamente preparati per affrontare corsi specifici.

Da allora sono stati fatti studi, ricerche che evidenziano come il Judo sia uno degli sport che maggiormente può recare beneficio alle persone con disabilità.  I vantaggi derivanti dalla pratica del Judo sono (Prof. Benini):

·         Graduale presa di coscienza del corpo e del suo impiego;

·         Educazione al movimento come elemento di autonomia;

·         Orientamento nello spazio;

·         Educazione all’attenzione e alla memoria;

·         Rispetto dell’altro;

·         Definizione e rispetto del ruolo;

·         Maggiore equilibrio;

Questi vantaggi possono essere raggiunti anche con altre discipline sportive, singolarmente e non. Il Judo racchiude in sé la sintesi perfetta di uno sport in cui il singolo, con le sue caratteristiche, incontra il corpo dell’altro nel suo massimo rispetto di tempi, spazi e peculiarità.

 

ESPERIENZA DIRETTA

Nel corso dell’anno 2016 è stato attivato un percorso di Judo Adattato in collaborazione con il Consorzio Servizi Sociali dell’Olgiatese.

Il Consorzio vede come propri soci i 20 Comuni dell’ambito Olgiatese e specificamente:

Albiolo, Appiano Gentile, Beregazzo con Figliaro, Binago, Bizzarone, Bulgarograsso, Cagno, Castelnuovo Bozzente, Colverde (Drezzo, Gironico, Parè), Faloppio, Guanzate, Lurate Caccivio, Olgiate Comasco, Oltrona San Mamette, Rodero, Ronago, Solbiate, Uggiate Trevano, Valmorea, Veniano, Villa Guardia e L’Unione dei Comuni Lombarda - Terre di Frontiera per circa 90.000 abitanti.

Tra le proprie attività rientrano anche la gestione di due Centri Diurni Disabili (CDD), un Centro Socio Educativo (CSE), un Centro Socio Educativo per minori e altri servizi per disabilità e disturbi dello spettro autistico.

Tutti i centri sono autorizzati e accreditati dal sistema socio-sanitario della Regione Lombardia e vigilati periodicamente dalla ATS (Agenzia Territoriale Salute) e pertanto rispettano la rigorosa normativa di settore.

Il percorso con la nostra associazione pertanto rientra nel Piano Educativo Individualizzato che per ciascun ospite fissa precisi obiettivi e standard qualitativi.

In prima battuta è stato attivato nell’anno 2016- 2017, un primo percorso del Judo adattato che ha visto coinvolti 13 ragazzi, nello specifico 5 ragazzi dei CDD (disabilità medio grave) di Lurate e Uggiate Trevano e 8 ragazzi del CSE (disabilità medio lieve). 

Gli obiettivi generali erano orientati a:

·         controllare e padroneggiare meglio il proprio corpo;

·         migliorare la socializzazione;

·         sviluppare attività motorie ed intellettive.

 

Gli obiettivi inoltre sono stati meglio declinati, caso per caso, nel Progetti Educativi Individualizzati (PEI) di ciascun ragazzo. Si è osservato come l’intervento del Judo abbia trasversalmente i seguenti benefici: scioltezza articolare, più disponibilità al contatto fisico, autocontrollo, maggiore apertura alle relazioni sociali.

Il lavoro è stato sviluppato in stretta collaborazione con gli educatori professionali del Centro sotto la supervisione della Psicologa Coordinatrice del Servizio.

I risultati sono stati soddisfacenti, infatti l’attività è stata riproposta nell’anno formativo 2017-2018 coinvolgendo 14 ragazzi dei Centri Diurni di Lurate e Uggiate e del Centro Socio Educativo di Lurate Caccivio.

La collaborazione ha promosso inoltre, grazie al bando sport e al supporto di tutor formati, un’iniziativa volta ad inserire due bambini affetti da autismo, frequentanti la scuola primaria e alcuni laboratori presso la Casa di Paolo e Piera (CSE per minori), nelle lezioni serali di Judo. L’obiettivo, di carattere inclusivo e innovativo, era quello di permettere ai bambini di sperimentare quanto appreso anche all’interno del gruppo classe, sperimentando competenza e promuovendo l’interazione tra pari.

In fase di verifica si sono osservati miglioramenti sia da un punto di vista relazionale (incremento della consapevolezza di sé e dell’altro, rispetto delle regole e dello spazio altrui, incremento della collaborazione con l’altro), sia da un punto di vista fisico (miglioramento dell’equilibrio, maggiore scioltezza muscolare…).

 

FINALITA’ DEL CORSO

 

·         Valorizzare gli aspetti educativi del Judo, proponendolo come strumento didattico in grado di contribuire, ad un equilibrato sviluppo di tutte le aree della personalità degli allievi;

·         Strutturare un ambiente ad hoc, nel quale le norme e le regole della disciplina siano la cornice entro la quale la persona con disabilità riesca a riconoscersi;

·         Proporre un percorso di benessere psico-fisico che porti a migliorare le capacita psico-motorie, favorendo l’acquisizione di autonomie personali;

·         Valorizzare la persona in tutti i suoi aspetti: motorio, mentale, relazionale ed affettivo-sociale;

·         Favorire lo sviluppo delle capacità di inclusione e di socializzazione, puntando sull’interazione collaborativa e non competitiva;

 

APPROCCIO, STRATEGIE E DIDATTICA DEL JUDO ADATTATO

 

STRATEGIE EDUCATIVE (linee generali):

Non esistono schemi universali di comportamento applicabili ad ogni singolo allievo, per questo motivo nell’approccio si deve tener conto delle caratteristiche personologiche di ciascuno. È fondamentale conoscere e quindi adeguare le attività alle peculiarità del singolo, creare le condizioni per renderlo autonomo, facilitandolo e creando un clima adeguato.

Si rende necessario un incontro iniziale in cui si possano definire e conoscere gli aspetti della disabilità ed eventuali interventi educativi mirati.

Fondamentale è porsi in modo da far superare l’impaccio fisico e/o la paura. È basilare che la persona riconosca il maestro come punto di riferimento e di continuità, al fine di creare un rapporto di fiducia nel quale ci si possa sperimentare senza alcun timore.

L’attività deve privilegiare rinforzi positivi e incoraggiamenti, quando possibile far assumere compiti di responsabilità, assistenza, aiuto, insegnamento, pur mantenendo una chiara distinzione dei ruoli. Si privilegia un assetto di attivazione più che di passività, sempre riconoscendo ruoli, capacità, competenze e possibilità.

Lo scopo del lavoro fatto sul tatami è quello di creare costantemente motivazioni ed evitare situazioni frustranti, attivando il comportamento esplorativo per far partire le modalità di interazione con l’ambiente.

E’ necessario conoscere le diverse sfumature caratteriali degli allievi per calibrare le richieste. Verranno posti degli obbiettivi che siano raggiungibili con uno sforzo adeguato ai singoli allievi per accrescerne l’autostima e la possibilità di sperimentarsi in attività di successo.

I gesti tecnici saranno “spezzettati” per arrivare alla tecnica completa attraverso piccoli step, garantendo una condizione di sicurezza rispondente ai bisogni di ciascuno. Verrà posta particolare attenzione agli equilibri individuali e del gruppo.

 

OBIETTIVI MOTORI GENERALI E SPECIFICI

Per poter realizzare qualsiasi obbiettivo è necessario porsi in una relazione significativa, partendo dalla consapevolezza che ogni persona è diversa da un’altra. Ogni quadro racchiude in sé aspetti di comunanza e di assoluta differenza. È per questo necessaria una prima fase di osservazione affinché il maestro possa crearsi una fotografia del singolo. Il momento tecnico è il mezzo per perseguire obiettivi di socializzazione, cooperazione, inclusione.

 

OBIETTIVI GENERALI A LUNGO TERMINE:

Lo scopo è quello di mantenere efficienti e migliorare le abilità motorie e le autonomie, migliorare le posture rispetto all’equilibrio, ed implementare l’orientamento spazio-temporale; una buona riuscita o un miglioramento di questi aspetti influenzerà positivamente sull’autostima e sulla consapevolezza di sé.

 

OBIETTIVI SPECIFICI:

Il lavoro “tecnico” sarà incentrato su:

·      lateralizzazione, equilibrio, percezione spazio-tempo, motricità “grosso-motoria”;

·      strutturazione della coordinazione oculo-manuale e oculo-podalica;

·      strutturazione della coordinazione globale del corpo e dinamica generale;

·      affinamento organizzazione sensoriale;

 

OBIETTIVI EDUCATIVO FORMATIVI:

Fondamentale sarà il lavoro relativo alla presa di coscienza della responsabilità verso i compagni con i quali si pratica, adeguandosi e rispettando le regole condivise e i rituali adattandosi al compagno con cui si pratica.

Altro fine sarà quello di migliorare le singole autonomie (svestirsi, vestirsi, indossare il judogi, ……);

Nel judo sono fondamentali le regole e i ruoli, questo rappresenta un punto di forza in quanto permette l’instaurarsi di una relazione specifica e solida. L’inquadramento entro determinati spazi di azione e il rispetto dell’altro permettono il raggiungimento, graduale, di una nuova consapevolezza nell’incontro con l’altro.

La progettualità offre uno sguardo complessivo in termini di obiettivi e finalità. Infatti le fasi che precedono e seguono le lezioni sono ricche di aspetti educativi di fondamentale importanza che si manifestano nel migliorare e affinare l’autonomia (vestizione/svestizione, cura degli oggetti e del judogi, puntualità, rituali del saluto, attenzione alla cura di sé…), nello sviluppare o incrementare la fiducia e la consapevolezza di sé, nel rispettare l’altro (spazio, tempi, ruoli…), nel modularsi alle capacità e possibilità del singolo.

E’ possibile proporre la disciplina anche a gruppi eterogenei, seguendo la filosofia di un adattamento del gruppo alle possibilità del singolo. Si rende necessaria una prima fase di osservazione e definizione del gruppo anche avvalendosi di figure specializzate. È possibile che ci sia la necessità di condividere osservazioni e modalità relazionali e di insegnamento con figure preposte al fine di modulare la pratica sportiva e strutturando modalità relazionali più consone rispetto alla gestione di difficoltà fisiche e comportamentali.

La continuità dell’intervento, la regola, gli spazi e la possibilità di indossare sin da subito il Judogi permette il riconoscimento di sé come appartenente ad un gruppo e il riconoscimento dell’altro.

L’adattabilità dell’intervento al singolo consente a ciascuno di incrementare la propria consapevolezza sotto diversi piani: l’impaccio motorio diminuisce, il rispetto della regola e dell’altro si fa strada nella relazionalità della disciplina, le autonomie e il riconoscimento del proprio ruolo aumentano.

Il Judo, in questi termini, si configura come un percorso in cui si ottengono gradualmente conquiste importanti e necessarie per il singolo, in prima persona all’interno di un contesto inclusivo e di attivazione.

 

 

 

COLLABORAZIONI E TESTIMONIANZE

La J.C.WAYLONG MANUTENTA XXX a.s.d, oltre alle collaborazioni istituzionali già evidenziate in precedenza, ha partecipato a vari progetti con soggetti pubblici e privati del territorio.

A titolo di esempio si richiamano i principali:

·         Fondazione Paolo Fagetti Onlus

·         Associazione DONO

·         Scuola Primaria di Beregazzo con Figliaro

·         Bando Sport dell’Olgiatese finanziato da Fondazione CARIPLO e Regione Lombardia;

La collaborazione, il confronto e il lavoro di rete sono elementi che hanno guidato e caratterizzato l’intervento, in un’ottica inclusiva.

 

Per l’associazione sportiva

J.C.WAYLONG MANUTENTA XXX a.s.d

Cristian Melis