PRINCIPI FONDAMENTALI

 

Ji Ta Kyo Ei  

 

 Io ed altri insieme progresso”, comunemente tradotta in “Amicizia e mutua prosperità”.

Per quanto riguarda l’aspetto pratico il suo significato è che da soli, senza l’aiuto del nostro compagno, sarà impossibile praticare Judo.

 

“Ji-Ta-Kyo-ei” sintetizza l’atteggiamento mentale positivo e di rispetto che dobbiamo tenere, verso noi stessi, verso gli altri, sia nella vita quotidiana che nella pratica del judo.

Il Judo ci abitua ad avere una impostazione mentale corretta.

Negli ambienti scolastici o lavorativi possono esserci molte situazioni di stress e questa emotività è uno spreco di energia. Gestire le nostre emozioni può aiutarci in molte situazioni.

Riuscire ad ottenere uno stato di calma interiore anche in situazioni difficili è un obbiettivo che si può raggiungere praticando judo.

 

 “Lo scopo finale del Judo è perciò di instillare nella mente dell’essere umano lo spirito del rispetto per il principio della massima efficacia e del mutuo beneficio e benessere, spingendolo a praticarli. Individualmente e collettivamente questo essere umano potrà raggiungere lo stato più elevato e, allo stesso tempo, sviluppare il corpo e imparare l’arte dell’attacco e della difesa”

(Jigoro Kano)

Negli ambienti scolastici o lavorativi possono esserci molte situazioni di forte stress e questa emotività è uno spreco di energia.

Gestire le nostre emozioni può letteralmente salvarci in molte situazioni.

Riuscire ad ottenere uno stato di calma interiore anche in situazioni difficili è un obbiettivo che si può raggiungere praticando judo.

Forse e questa la miglior forma di autodifesa che lo studio del Judo offre.

 

Citiamo le parole del Maestro Kano Jigoro:

“Lo scopo finale del Judo è perciò di instillare nella mente dell’essere umano lo spirito del rispetto per il principio della massima efficacia e del mutuo beneficio e benessere, spingendolo a praticarli. Individualmente e collettivamente questo essere umano potrà raggiungere lo stato più elevato e, allo stesso tempo, sviluppare il corpo e imparare l’arte dell’attacco e della difesa”

 

 

Seiryoku Zen’yo

 

La parola è formata da due ideogrammi il primo “Seiryoku” significa “vigore, energia” il secondo “Zen-yo” significa “buon uso” da qui ne deriva il significato “Miglior impiego dell’energia fisica e mentale”.

Applicato al Judo questo concetto riguarda l’esecuzione delle tecniche nel momento giusto sfruttando lo squilibrio il movimento e la forza dell’avversario.

Praticamente si può riassumere questo concetto nelle parole KUZUSHI (squilibrio), TZUKURI (entrata), KAKE (lancio).

Questi sono i tre momenti in cui si può scomporre l’esecuzione di una tecnica di judo e il concetto espresso da “Seiryoku-Zen-yo” spiega che tutto questo deve essere fatto con la giusta quantità di energia, che non deve essere eccessiva ma nemmeno troppo poca.

Praticare il Judo correttamente presuppone appunto il corretto uso delle energie.

JUDO “Via della cedevolezza” significa quindi via dell’adattabilità e della cedevolezza riferita alla forza avversdaria.

Tramite tale filosofia, si intende illustrare il judo come il modo per vincere una forza senza opporvisi, bensì il contrario: sfruttarla e dirigerla per il proprio fine.

 

           

 

 

 

Citazione Jigoro Kano sulla    CEDEVOLEZZA

 

“Permettetemi ora di spiegarvi cosa significa realmente questa adattabilità o cedevolezza.

Supponete di valutare la forza di un uomo in unità. Diciamo ch l’uomo che ho di fronte valga dieci unità,mentre la mia forza,minore della sua ne vale sette. Quindi , se lui mi spinge con tutta la sua forza, sicuramente verrei spinto all’ indietro, o gettato al suolo, anche utilizzando tutta la mia froza contro di lui.

Questo accadrebbe perchè io ho utilizzato tutta la mia forza contro di lui opponendo forza contro forza. Però se, invece di oppormi, io avessi lasciato via libera alla sua forza, indietreggiando col corpo proprio nel momento culminanate della spinta e stando attento a mantenere l’equilibrio, lui si sarebbe sbilanciato in avanti.

In questa nuova posizione, può essere vulnerabile, non in termini di forza fisica, ma per la posizione compromessa, da poter disporre solo tre unità di forza, al posto delle dieci di cui disponeva prima. Mentre io, mantenendo l’equilibrio, dispongo delle mie sette unità di forza originarie. A questo punto mi trovo in posizione di vantaggio e posso sconfiggerlo utilizzando solo metà della mia forza, utilizzando tre unità e mezza contro le sue tre.

Questo è un concetto molto importante e dobbiamo tenerne conto ed applicarlo in tutte le fasi della nostra attività nel Dojo, cioè nel luogo dove si apprende lo studio.

 

 

Il contributo del judo all’educazione di Kano jigoro”

 

 

 

“Il judo è uno studio e un esercizio della mente e del corpo, e anche una regola per la vita e per il lavoro.

 

Attraverso l’ accurato studio dei diversi metodi di attacco e di difesa, mi sono convinto che essi dipendono dall’applicazione di un principio universale, vale a dire: “Qualunque sia l’obbiettivo, si può meglio conseguire attraverso il più elevato o il massimo uso efficiente della mente e del corpo indirizzato a quello scopo”. Esattamente come questo principio, applicato ai soli metodi di attacco e di difesa costituisce il JiuJitsu, così lo stesso principio applicato alla cultura fisica, mentale e morale, come anche ai modi di vita e alla conduzione del lavoro, costituisce lo studio e l’allenamento in quelle cose.”

 

(Jigoro Kano)